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Drake's Pitt # 30/09
view post Posted on 30/10/2009, 15:19Quote
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PontifeX MaXimus del Culto di Chris Claremont & Grant Morrison

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X-REVIEWS
DRAKE'S PITT
# 30/09

30.10.2009

WOLVERINE # 238


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Devo ammettere che temevo abbastanza questo crossover tra Legacy e Origins ed invece, abbastanza a sorpresa, “Peccato Originale” mi è piaciuto.
Carey e Way hanno portato in porto la nave navigando con sicurezza tra i flutti della continuity passata , riuscendo nel finale a dare una rappresentazione credibile e convincente di quello che Xavier e Wolverine sono oggi e di quello che li diferenzia dagli uomini che erano in passato ...
Andando nel dettaglio

Titolo: Peccato Originale (Pt. IV)
Originale: X-Men Legacy # 218

Storia: Mike Carey
Disegni: Scott Eaton

Escludendo il flashback iniziale, la storia si svolge tutta nel presente, una scelta che rende molto lineare e scorrevole il racconto.
Ci sono alcuni punti focali come lo scontro verbale tra Shaw e Xavier in cui il Re Nero tenta di ferire Charles più con le parole che con i pugni “sei il relitto di un’era più semplice che pretende di essere ancora importante.. i tuoi discepoli ti evitano…”, e un molto meno efficace scontro mentale con Claudine Renko (mi rifiuto di chiamarla Sin##@).
Per il resto la storia serve a piazzare le pedine per la conclusione di Daniel Way, ridando a Daken la memoria e piazzandolo faccia a faccia con il padre proprio nella pagina finale.
Insomma uno svolgimento semplice per Carey, aiutato in questo anche dalla pulizia e dalla chiarezza dei disegni di Scot Eaton, ottimo sia nelle scena della lotta Wolverine-Shaw che in quella dove Claudine cade artigliata dall’appena risvegliatosi Daken.
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Titolo: Peccato Originale (Conclusione)
Originale: Wolverine: Origins # 30

Storia: Daniel Way
Disegni: Mike Deodato Jr.

L’ultimo episodio è esemplificativo di quanto un disegnatore conti per la riuscita di una storia.
Le matite di Deodato si sposano alla perfezione con i chiaroscuri e le atmosfere del racconto, che viaggiano tra lo spazio onirico e quello reale in un susseguirsi ininterrotto e fluido di momenti di pausa, furia, sgomento e consapevolezza.
La lotta edipica padre figlio forse non sarà nulla di originale ma offre comunque momenti notevoli; Logan si offre senza difese alla rabbia di Daken sperando di esorcizzare i suoi sensi di colpa e Daken tenta di estinguere la sua sete di vendetta senza porre freni alla sua furia.
La costruzione narrativa che porta alla verità - con i 2 che, guidati senza saperlo da Xavier, si incontrano al punto di origine delle loro frustrazioni (le cascate del gelsomino) - è pregevole ... ottimi dialoghi, ottima scelta dei tempi, ottima gestione dei personaggi.
Per una volta Xavier non impone, nè manipola, semplicemente guida Daken alla verità; il cambiamento viene dall’interno e dal suo stesso subconscio, e non è una deprogrammazione ma una rinascita della coscienza.
Complimenti a Daniel Way per come è riuscito a rendere il tutto.
Poi c’è il finale che riesce perfino a rendere giustificabile e a dare qualche speranza narrativa a quello che Wolverine è ora.
Da parte mia uno dei principali appunti mossi al Wolverine attuale è quello di essere la pallida copia di quello classico, una personaggio spesso bidimensionale e stereotipato difficilmente paragonabile alla figura complessa e eroica che era ai tempi d’oro della gestione Claremont. Questo “Original Sin” da una giustificazione logica a tutto, tenta di ridare spessore a Logan caricandolo di nuove motivazioni e marchiandolo definitivamente come “altro” rispetto all’X-Man che è stato, è una scelta che impone un movimento, una rilettura del personaggio.
Leggendo la scena conclusiva con protagonisti Wolverine e Xavier:
CITAZIONE
- I ricordi sono tornati Charles. Ma prima di riaverli ho vissuto una vita di cui sono stato fiero. Sono stato un eroe!
- E cosa sei adesso?
- Guarda.

.... e qui Way ci mostra un Logan fiero e possente di fianco al figlio (con un Deodato che da il meglio di se illustrando i 2 ripresi dal basso in alto e semioscurati dall’ombra), prima di farli allontanare assieme.
Viene quasi da credere che questo sia veramente un nuovo punto di inizio, e che il buon vecchio Logan abbia ancora molto da raccontare.
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Titolo: ROAR
Originale: Wolverine Annual (Vol. III) # 2

Storia: Duane Swierczynski
Disegni: Mike Deodato Jr.[/size]

« C'è una quinta dimensione, oltre a quelle che l'uomo già conosce. È senza limiti come l'infinito, e senza tempo come l'eternità: è la regione intermedia tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell'immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà. »

Ho piazzato in apertura l’incipit di Ai Confini della Realtà, perché questa storia un po’ lo ricorda.
A parte questo, ROAR è comunque una delle tante storie autoconclusive e completamente staccate dal normale svolgersi degli eventi, in cui Wolverine recita la parte dell’eroe silenzioso e solitario e tiene fede al motto "Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è sempre piacevole."
Tra l’altro Swierczynsky si diverte a citare nei pensieri di Wolverine, Roswell, la cittadina divenuta famosa per il presunto atterraggio degli alieni, e Jim Morrison, convintissimo di essere stato posseduto dall'anima di un anziano Navajo dopo averlo visto morire sul ciglio della strada, insomma l’intenzione di piazzare il racconto in quel limbo tra realtà e immaginazione tipico del telefilm è abbastanza manifesta.
Quindi siete avvisati in questo racconto oltre a Wolverine troverete una città deserta, una vecchia cieca, mostri antropomorfi in forma di coyote, visioni del vecchio west, antiche leggende Indiane ed altro ancora .
Storia in teoria inutile, ma in definitiva carina
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